Infanticidi e Depressione post partum

27 novembre 2009 - pubblicato da Rossella Colapietra in Depressione post partum

depressionepostpartum
Dopo la nascita di un bambino può capitare che la donna non si senta così felice come pensava di essere, può sentirsi triste senza motivo, irritabile, incline al pianto, “inadeguata” nei confronti dei nuovi ed impegnativi compiti che la attendono. La maggior parte delle volte, spiega Massimiliano Fanni Canelles, questo stato d’animo è del tutto fisiologico e passeggero, si parla in questi casi di “baby blues”, il 70%-80% delle donne soffre di questo stato depressivo temporaneo che non comporta nessuna conseguenza. Ben più seria, e sicuramente da affrontare con l’aiuto di uno specialista, è la “depressione post-partum”, che colpisce circa il 10% delle donne che partoriscono.
Lo stato di Baby Blues ma anche la Depressione post Partum ed altre forme di psicosi possono essere stimolate se non indotte da cambiamenti a livello fisico che psicologico. I livelli degli ormoni quali l’estrogeno e il progesterone cadono drammaticamente nelle ore successive al parto. Può essere presente una spossatezza dovuta al travaglio e al parto o alla necessità di riprendersi da un intervento chirurgico in caso di taglio cesareo che comporta una cicatrice permanente. Può comparire l’accusa verso il figlio di aver rovinato il proprio corpo attraverso il parto. Sensazione di inadeguatezza, percezione di uno scarso sostegno da parte del partner. Aver vissuto di recente eventi stressanti importanti può essere un ulteriore causa dell’accentuazione di probemi psicologici nati con il travaglio o già prima presenti e latenti. Alcune donne arrivano a riproporre ai piccoli le violenze che loro stesse hanno subito. Altre donne, quelle che poi commettono i gesti più drammatici, dissimulano e negano la gravidanza e fecalizzano il neonato (è il caso dei bambini abbandonati nelle discariche o nei cassonetti dei rifiuti). Da numerosi colloqui con donne che hanno commesso un infanticidio o violenze verso il proprio figlio si evidenzia che viene presa coscienza e letteralmente “scoprono” la propria gravidanza tra il quinto e il nono mese proprio a causa del rifiuto del proprio stato. Molto spesso siamo in presenza di donne che hanno subito abusi (sessuali, fisici, psicologici) durante l’infanzia, sono donne in cui spesso il prodotto di un concepimento è conseguente ad uno stupro. Sono donne che nella quasi totalità sono emarginate, abbandonate, sole. Molte missioni umanitarie in Croazia e in Ruanda hanno confermato in donne che hanno perso i riferimenti familiari e che hanno subito violenza durante periodi bellici la negazione della gravidanza, comportamenti dissimulatori, ricerca dell’anonimato, infanticidio, abbandono, ecc. Nel 1996, a Parigi è stata aperta un’unità di cura per prevenire la violenza e l’incuria perinatale. Sono state ascoltate donne responsabili di incurie, abbandoni o di violenze; i due terzi hanno confermato la negazione della gravidanza, la dissimulazione delle loro condizioni, fantasie infanticide, abbandoni per strada e infanticidi.

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